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Gli adempimenti fiscali per i collezionisti che vendono online

Adempimenti fiscali per i collezionisti che vendono online

Adempimenti fiscali per i collezionisti che vendono online




I collezionisti privati che vendono online opere d’arte che doveri hanno nei confronti del fisco? Un tema sempre in divenire e che rappresenta un buco legislativo rilevante. Quello che differenzia un collezionista da un mercante non è il volume di affari (il guadagno che si ricava da ogni vendita) ma la frequenza con cui avvengono queste operazioni: è naturale che chi vende opere d’arte per lavoro abbia una certa regolarità nella compravendita diversamente da un amatore che sporadicamente vende un oggetto per comprarne un altro di suo interesse. Quindi nella sfera privata l’acquisto delle opere d’arte non è soggetta ad alcuna agevolazione poiché non rappresenta una attività professionale. Non esiste nessuna deducibilità. Nel caso della vendita, diversamente, per essere esclusi dalla tassazione bisogna quindi mantenere il requisito di occasionalità.

Vendita sui canali web

L’acquisto e la successiva rivendita su canali web come Ebay rappresenterebbe un comportamento al limite, soggetto a regime fiscale. Ma a chiarire questa situazione è stata la sentenza del 9 maggio 2016 della Commissione Tributaria della Regione Toscana che ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Entrate di Lucca nei confronti di un amatore che svolgeva attività di compravendita online di oggetti da collezionismo (in questo caso bottiglie di liquori). L’attività svolta sulla piattaforma eBay, secondo il CTR di Firenze, non rientra nel lavoro speculativo del mercante essendo “limitate l’attività del ricorrente ad un numero esiguo di operazioni”.



Una sentenza a favore del piccolo collezionista che vende sul web

Il testo della sentenza parla chiaro: “nel merito la Commissione osserva che l’oggetto della causa riguarda un particolare settore del mondo degli scambi, definito da alcuni analisti il regno del baratto. Quadri e altre opere d’arte, mobili e oggetti d’antiquariato, gioielli antichi, auto d’epoca, francobolli da collezione e, collezioni di francobolli, libri antichi, e così, tanti altri beni rientrano in questo settore, compreso il mondo delle bottiglie liquori d’antiquariato. In tale ambito risulta, appunto, non di facile soluzione il confine tra il collezionista e il mercante d’arte. La distinzione delle predette figure, fondamentale ai fini fiscali, comporta una, invero, non facile valutazione tra, chi acquista uno dei citati beni per fini speculativi, e l’amatore che compra un’opera per tenersela, ma, successivamente, la rivende e guadagna senza aver avuto di mira il guadagno, magari per acquistare altra opera d’arte che più lo appassiona. Ritiene il Collegio che la linea di demarcazione tra i menzionati soggetti è rappresentata dalla presenza o meno dei requisiti della commercialità, il collezionista rimane tale sino a quando non assume le caratteristiche dell’imprenditore abituale. La generica attività di vendita di un bene risulta soggetta ad adempimenti di natura formale (contabile, fiscale, ecc.) qualora venga realizzata in via professionale ed abituale: quest’ultimi requisiti devono emergere dalla regolarità sistematicità e ripetitività con cui il soggetto realizza atti economici finalizzati, al raggiungimento di uno scopo.
Una sentenza molto importante per il mondo del collezionismo di cui però ne rappresenta un singolo caso. Siamo ancora lontani ad avere una sicurezza legislativa in merito.
Roberto Brunelli e Salvatore Puzella

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I collezionisti privati che vendono online opere d'arte che doveri hanno nei confronti del fisco?
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