Obbligazione subordinata: la sua definizione ed il suo funzionamento

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L’obbligazione subordinata (o bond subordinato) è un titoli di pagamento delle cedole ed il rimborso del capitale, nel caso che l’emittente abbia delle difficoltà finanziarie o stia per fallire. Questo genere di obbligazione, tuttavia, presenta dei rischi.

Qual’è la loro funzione

I bond subordinati, non vanno mai considerati come dei titoli di debito normali perché a differenza di quelli ordinari, hanno un alto grado di rischio, se chi le emette fallisce, e i creditori avranno diritto ad essere risarcitati per ultimi, dopo dipendenti o correntisti.

Per quanto riguarda il rendimento ed il rischio, queste obbligazioni sono ad una fase intermedia tra i titolo azioni e le obbligazione tradizionali.

Esistono varie tipologie di questa obbligazione, ovvero:

  • le obbligazioni subordinate Tier 1, con la cui insolvenza si rischia il 100 % del capitale, ed è quindi considerate tra le più rischiose, visto che non previste anche scadenze fisse, ed in alcuni casi chi le deve emettere può cancellare o posticipare le cedole;

  • le obbligazioni subordinate Upper Tier 2, che in fatto di rischiosità seguono le Tier 1, anche se non è possibile cancellare le cedole, ma la scadenza finale non è comunque fissa;

  • le obbligazioni subordinate Lower Tier 2, i cui interessi possono essere spesi in alcuni casi di insolvenza, se particolarmente gravi, e la loro scadenza può durare anche una decina d’anni, ma rimane comunque fissa, e sono tra quelle più emesse dalle banche europee;

  • le obbligazioni subordinate Tier 3, la cui scadenza ricopre un arco di tempo di un minimo di due anni ad un massimo di quattro, sono tra i bond più consistenti e con meno rischi.

Quanto sono rischiose

In sostanze, le obbligazioni subordinate rappresentano sempre un rischio per gli investitori, che possono ricevere rimborsi dopo anni, sebbene possano rappresentare una fonte di reddito molto anni, grazie ai tassi d’interessa maggiorato o a rendimenti più alti.

Chi vuole investire, prima di optare per uno qualunque dei bond subordinati (anche se si tratta dei Tier 3), è bene studiare bene i pro e i contro.

Sono cinque i fattori di cui si deve tenere conto, quando si decide di investire con queste obbligazioni:

  • sono strumenti complessi, non facili da inquadrare, e quindi bisogna avere un minimo di conoscenza nel settore degli investimenti, prima di optare per essi;

  • il rischio di credito è elevato, perché si può essere rimborsati anche del 100 % della somma investite, se rimane abbastanza capitale disponibile;

  • sono complicati da valutare, in quanto non è possibile prevedere a quanto ammonterà il capitale rimborsato;

  • la liquidità potrebbe essere scarsa, anche in caso di vendita;

  • non è possibile prevedere i rischi.

C’è da sottolineare il fatto che negli ultimi anni, il numero delle obbligazioni subordinate emesse è calato, ed il tasso di insolvenza è riuscito anche a superare il 17 %. Uno dei casi più clamorosi di insolvenza, è stato sicuramente quello dell’Argentina, nel primo decennio del 2000, e ha dato motivo a molti investitori di non acquistare queste obbligazioni.