Ritenute d’acconto: cosa sono e come calcolarle

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La ritenuta d’acconto è un trattenuta emessa da un datore di lavoro per un fornitore o un collaboratore, ovvero un compenso con il quale quest’ultimo viene pagato dallo Stato, come acconto sull’IRPEF da pagare in riferimento al suo reddito annuale.

Per chi viene emessa la ritenuta d’acconto

Generalmente, in Italia, la ritenuta d’acconto viene emessa per i soggetti che hanno un reddito da lavoro autonomo o dipendente, che hanno un capitale o redditi di altro genere.

Ce ne sono diverse forme, ma le più utilizzate sono quelle a titolo di acconto, per chi ha un lavoro autonomo e per il quale è prevista un ritenuta del 20 %, e quelle a titolo d’imposta, di cui si versa solo l’aliquota del 20 %.

Per i lavoratori occasionali la legge prevede che la ritenuta d’acconto non superi i trenta giorni di lavoro, nel corso dell’anno, e i 5000 euro di compenso in totale, per tutti i committenti. In caso contrario, è bene per il lavoratore aprire una partita IVA e si dovrà emettere una ricevuta che riporti i dati personali, quelle del committente, il numero della ricevuta, una descrizione breve del tipo di lavoro che si è svolto, il compenso lordo, il mezzo con il quale si effettua il pagamento, la data di emissione e la firma.

Come si calcola e le sue aliquote

Il calcolo della ritenuta si effettua su una base imponibile, che va dal 50 al 100 % del compenso, mentre l’aliquota si calcola tra il 20 e il 23 %. Entrambi dipendono dal tipo di lavoro del soggetto in questione.

Una base imponibile del 100 % si applica per i lavoratori autonomi con residenza all’estero, per chi si associa in partecipazione e per chi fa un lavoro autonomo occasionale, con delle aliquote diverse (del 30 % per i primi e del 20 % dei secondi).

Per un procacciatore d’affari occasionale, invece, la base imponibile è del 50 % con un’aliquota del 23 %, per la cessione dei diritti d’autore di meno trentacinque anni la base è del 60 % e l’aliquota del 20 % (per quella al di sopra dei trentacinque anni la base imponibile è del 75 %).

Per fare un esempio: per una collaborazione occasionale con un compenso di 2500, la ritenuta d’acconto del 20 % si applica sulla base imponibile al 100 %. Quindi si dovrà dividere 2500 di 20, con un risultato di 500 euro, per la ritenuta d’acconto. Tolti questo, il compenso netto del soggetto sarà pari a 2000 euro.

Come inserire le ritenute d’acconto nel modello F24

Le ritenute d’acconto devono essere versate entro il giorno 16 del mese in cui si effettua il pagamento al lavoratore in questione, con il modello F24.

Esso si dovrà inserire nella sezione “Erario” del modello, utilizzando due codici tributo, ovvero il 1040, nel caso che la ritenuta sia per lavoratori autonomi, o il 1038, per mediazioni, rappresentanze, rapporti di agenzia o di commissione. Di questa sezione si dovranno compilare le tabelle che riguardano il numero del codice, la rateazione, l’anno di riferimento e gli importi a debito versati.