Il cambiamento dell’ultimo anno: l’euro/dollaro ha perso il 10%

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Precisamente l’anno scorso, con un euro era possibile acquistare 1,35 dollari. Oggi invece, con il medesimo euro, si possono ottenere 1,12 dollari. Motivo per cui, nel corso di un intero anno, l’euro ha subito una svalutazione di circa il 10%. Per chi in primavera quindi ha acquistato dei titoli di Stato americani, questa svalutazione è stata una notizia positiva, mentre è risultata essere una notizia meno incoraggiante per coloro che hanno rimandato il viaggio negli USA sempre nel corso della primavera. Il cambio euro dollaro balla e oscilla continuamente, per questo è importante tenerlo continuamente in osservazione.

Le parole di Mario Draghi

Il nostro presidente del governo, esperto di quelle che sono le dinamiche della Bce, alla luce delle oscillazioni della prima metà dell’anno, ha rinnovato la politica economica: lanciando nuovi prestiti facilitati alle banche nell’espressione T-Ltro, dal prossimo mese di Settembre, sarà possibile alimentare le vendite di euro. Nel momento in cui una banca centrale immette liquidità, oppure taglia i tassi, la corrispettiva valuta subisce una svalutazione. Durante il mese di Aprile infatti, l’euro non ha esclusivamente perso terreno verso il dollaro, ma anche verso lo yen ed, essendo quello che nel gergo tecnico si chiama cross valutario (un rapporto tra due monete e quindi tra due realtà economiche), necessita analizzare entrambe le campane. Il cambio euro-dollaro è scivolato nella prima metà dell’anno in pochi secondi sotto la quota di 1,125, proprio in seguito al discorso di Draghi. Tutto questo perché? I nuovi dati sul lavoro in America hanno certificato un vero rallentamento della crescita. Nel mese di Febbraio sono stati creati 20mila postazioni di lavoro, in attesa del 18 mila previsti dalle analisi.  Questo ultimo dato, basso rispetto alle aspettative, è stato compensato dalla crescita dei salari medi su base mensile.

Il destino del cambio euro dollaro

I movimenti del mercato non sono certi, la direzione del cambio euro-dollaro dipende molto dai consigli direttivi del governatore della Federal Reserve Jerome Powell. Nella prospettiva in cui, nel corso dell’anno, l’economia Americana continuasse nel mantenimento/rallentamento, non si dovrebbero prospettare tante altre occasioni di discesa per l’euro/dollaro. Il motivo risiede nel fatto che alla politica facilitante della Bce reagirebbe la Fed, diminuendo la velocità del tightening, ovvero una politica capace di una contenuta ritirata della liquidità attuata dall’anno 2009. Le politiche monetarie degli Usa e dell’Eurozona, potrebbero allinearsi nuovamente, rendendo in automatico il cambio euro-dollaro più stabile e controllato.