Pace fiscale: che cos’è? Come funziona?

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La pace fiscale è un intervento, introdotto nel 2019, che permette a cittadini privati e imprese di poter sanare i debiti con il fisco. Ma come è possibile? A chi spetta questa pace fiscale?

Come funziona

Il decreto fiscale del 2019 prevede che la pace fiscale con Equitalia, si possa raggiungere tramite varie vie di condono, ovvero:

  • il saldo e lo stralcio delle cartelle, per i contribuenti con difficoltà economiche e hanno un ISEE che non superi i 20,000 euro all’anno, il cui importo da saldare si può dividere in tre diversi scaglioni, con aliquote parti al 16, 20 e 35 %. Questo procedimento vale per i debito contratti tra il 2000 e il 2017;
  • lo stralcio e il saldo imprese cartelle esattoriali, per debiti che superano il 20 % del valore della produzione oppure se vi è una liquidità inferiori a certe percentuali;
  • il condono delle cartelle più vecchie che non superano i 1000 euro, che potevano essere cancellate entro la fine del 2018;
  • la rottamazione delle cartelle tra il 2010 e il 2017, a partire dal 2019, con le quali i debitori potranno pagare l’importo da saldare con delle rate fino a cinque anni, beneficiando di una riduzione degli interessi sulla rateizzazione, con interessi fino al 2 %. Nel 2020, si potrà richiedere questa rottamazione entro quattro date: 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre;
  • l’agevolata delle liti tributarie, ovvero quelle liti fiscali con gradi giudiziari, compresi quelli finiti in Cassazione, che con questo procedimento possono essere agevolate.

Il condono di Equitalia, comprende sanatorie anche per multe stradali, i bolli dell’auto e l’IVA, che potranno essere saldate con la rottamazione sopracitata.

A chi spetta la pace fiscale?

La pace fiscale può essere rivolta sia ai singoli cittadini che alle imprese, che abbiano delle pendenze fiscali, e per ogni procedimento vi sono criteri diversi.

Ad esempio, la rottamazione delle cartelle può essere richiesta da contribuenti che hanno ricevuto una cartella di pagamento da parte di Equitalia tra il 2010 e il 2017, per chi ha aderito alla prima rottamazione ma non ha pagato l’importo stabilito, per chi ha usufruito della rottamazione-bis e risulta in regola con le rate saldate entro il 2018, e tutti i debito che hanno richiesto una rateizzazione del debito.

Chi fa parte di queste categorie, può fare domanda per la rottamazione compilano l’apposito modulo, nel quale dichiarerà rinunciare a eventuali contenziosi con Equitalia ancora in corso e di aver ricevuto una notifica di pagamento Equitalia tra il 1° gennaio del 2000 e il 31 dicembre del 2017. In caso di una rateizzazione in essere, il contribuente deve fare presente la data di scadenza dell’ultima rata ed essere in regola con le altre rate che si dovevano saldare nel 2018. Se si decide per la condizione di adesione, la dilazione del pagamento non dovrà superare le diciotto rate, da saldare entro i cinque anni.