Società in house: che cosa sono? Come funzionano? Che requisiti hanno?

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La terminologia di origine anglosassone è sempre più presente nelle definizioni in lingua anglosassone. Ciò in quanto spesso, grazie alla sua sinteticità, la lingua inglese riesce a esprimere concetti più ampi. È questo il caso delle società in house, delle società di diritto privato che presentano specifiche caratteristiche. Ecco che cosa sono le società in house, come funzionano e quali sono i requisiti che la caratterizzano.

Società in house: che cosa sono?

Come accennato in premessa, le società in house sono società di diritto privato. La forma che più generalmente assume questo tipo di società è quella della società di capitali, ovvero società per azioni. La peculiarità principale di questa forma societaria è però quella di operare a supporto di enti pubblici o, in ogni caso, per conto di enti statali. Questi ultimi hanno quindi la facoltà di controllarne l’operato, dal momento che ne detengono il capitale sociale quasi per intero. Nonostante ciò è possibile che ci sia un capitale privato nella società in house, ma ciò non ne permette comunque alcuna decisione sulla gestione societaria.

Il passaggio attraverso il quale l’ente pubblico affida dei lavori per i quali altrimenti sarebbe necessario l’appalto pubblico, è detto affidamento in house, da cui il nome di queste società. Anziché indire una gara pubblica, infatti, l’ente, possedendo il capitale sociale delle società in house, può decidere di affidare i lavori direttamente a quest’ultima. I contesti possono essere diversi, così come possono essere diversi i settori in cui dette società si specializzano: servizi di trasporto, di pulizia, informatica e via dicendo. In questo modo l’erogazione dei servizi può essere più immediata e diretta, senza dover passare per la burocrazia delle gare di appalto. Ciò che rimane dell’aspetto privato di questo tipo di società è la possibilità di assumere personale secondo le modalità previste per le società di diritto privato e la fallibilità. Infatti, nonostante in passato non fosse contemplata la possibilità di fallimento per questo tipo di società, la giurisprudenza più recente ha stabilito il contrario.

Quali sono i requisiti?

La natura giuridica delle società in house è stata fortemente dibattuta. Come abbiamo detto, infatti, si tratta di società che pur essendo società di diritto private esterne, operano comunque a beneficio di enti pubblici. Questa doppia natura le rende difficili da inquadrare dal punto di vista giuridico, lasciando spazio a lacune giuridiche ancora non del tutto sanate. A sostegno della loro denominazione e quindi del loro funzionamento sono intervenuti gli articoli 5 e 192 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo 50/2016). Tali articoli sanciscono infatti quelli che sono i requisiti fondamentali per il funzionamento delle società in house. In primo luogo, in tali società, come già accennato, il capitale è detenuto da enti pubblici.

I punti fondamentali che distinguono le società in house sono tre:

  • Il controllo analogo da parte dell’ente
  • Lo svolgimento di attività prevalentemente a favore dell’ente
  • L’influenza determinante da parte dell’ente

Vale a dire che l’ente pubblico esercita il suo controllo sia sulle società in house stesse che sui servizi che queste erogano. Tali servizi, quindi, devono essere erogati almeno per l’80% nei confronti dell’ente pubblico che la controlla, limitando l’attività nei confronti di enti privati al 20% del totale. Tale controllo da parte dell’ente deve essere analogo a quello che esercita su sé stesso, considerando la società come un prolungamento dello stesso. Infine, l’influenza determinante consiste nell’impossibilità, da parte di chi dovesse possedere quote private, di esercitare alcun tipo di potere nella gestione societaria. Questi requisiti fondamentali costituiscono altresì le principali differenze con le società partecipate da enti pubblici. Le società in house, però, al contrario di quelle partecipate da enti pubblici, svolgono attività quasi esclusiva per l’ente (come detto, pari a circa l’80%), mentre queste ultime, nonostante il capitale sociale sia parzialmente detenuto da enti pubblici, sono comunque un enti privati.