Tariffario forense: come calcolare i compensi degli avvocati? Che dati considerare?

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L’avvocato è un libero professionista, iscritto all’albo, e con partita iva. In caso di prestazione, dunque, ha l’obbligo di fatturare al proprio cliente l’importo pattuito. Come dice il termine stesso, libero professionista, l’avvocato svolge le proprie mansioni in totale autonomia, per tanto non vi è un compenso standard, valido per tutti i professionisti. Ovviamente, è buona consuetudine, per tutelare sia l’avvocato che il cliente, concordare sempre in anticipo il compenso e metterlo nero su bianco, all’interno di un contratto. In questo modo, non si rischiano incomprensioni e verranno rese note tutte le informazioni relative alla cifra richiesta relativa al tariffario forense.

Tariffario forense compensi avvocati

Quante volte, chiedendo l’intervento di un avvocato, vi sarete chiesti il compenso richiesto e il perché l’ammontare di quella cifra. Ovviamente, la prestazione offerta dal professionista deve essere proporzionata con la cifra richiesta. Dunque, se è vero che la scelta del compenso è autonoma, bisogna però dire che va ponderata. Vediamo, ora, quali sono le voci che portano a far richiedere all’avvocato una determinata parcella.

Tariffario forense voci da conoscere

Per calcolare correttamente il compenso richiesto da un avvocato, le voci da considerare sono le seguenti:

  • valutare l’incarico affidato all’avvocato. In base alla controversia da gestire, il compenso richiesto sarà proporzionato
  • il numero delle parti rientranti nella causa da seguire
  • tenere conto del lavoro complessivo che l’avvocato dovrà svolgere. Quindi: non sottovalutare lo studio dell’avvocato riguardante gli atti e i documenti che gli serviranno per comprendere la strategia da seguire. Iniziare a costruire la strategia per replicare alla controversia. Seguirà la fase istruttoria, cioè la fase processuale prevista dalla legge in cui si compiono tutti gli atti necessari per poi passare al processo. Infine, la fase decisionale, che comprende la conclusione del processo, con tutti i relativi atti da ritirare e le copie.

Costi aggiuntivi compenso avvocato

Quando si stabilisce e si valuta il compenso per l’avvocato, bisogna considerare delle voci aggiuntive, rispetto ai costi. Alcune fisse, come, circa il 15% per il rimborso delle spese forfettarie, il 4% che corrisponde ai contributi per la cassa Forense e sull’importo finale non bisogna dimenticare di aggiungere il 22%, cioè l’IVA. E altre da valutare, come eventuali trasferte che l’avvocato dovrà sostenere.

Tariffario forense obblighi tra le parti

Come già detto, l’avvocato che accetta un incarico deve rispettare alcuni principi. Ad esempio, se è vero che può scegliere liberamente il compenso da richiedere, è anche vero che è tenuto a mantenere un certo limite, legato al buon senso. Non deve, cioè, andare a chiedere un compenso che sia esagerato, rispetto al lavoro da svolgere. E, una volta terminato l’incarico non può alzare la cifra concordata in precedenza. Il pagamento può avvenire anche in più tranche, rateizzandolo e concordandolo insieme al cliente e tutto deve essere registrato tramite fattura e contabilizzato. Nel caso in cui l’avvocato non rispetti tali principi può essere soggetto a un ammonimento da parte dell’Ordine a cui appartiene. E, nei casi più gravi, il professionista rischia di essere sospeso dallo svolgimento della sua attività, per un periodo massimo di un anno.